Articolo a cura di Metasicurezza

Il whistleblowing è uno strumento di compliance aziendale, tramite il quale il personale dipendente o terze parti definiti ‘whistleblowers’ possono segnalare, in modo riservato, condotte illecite, casi di corruzione o situazioni a rischio.

Cosa prevede la nuova normativa sul whistleblowing?

La nuova direttiva ha introdotto importanti novità riguardo la tutela dei segnalatori (whistleblowers) di illeciti che devono essere tutelati da qualsiasi conseguenza ritorsoria a seguito di segnalazione.

Sono previste tutele anche per i soggetti che hanno supportato i whistleblowers nel processo di segnalazione, i cosiddetti “facilitatori”, oltre ad ulteriori figure “vicine” come colleghi e familiari.

La gestione del canale di segnalazione è affidata ad una persona interna o ad un ufficio interno autonomo dell’ente, oppure può essere affidata ad un soggetto esterno appositamente formato e autonomo.

Inoltre, sono state ampliate le violazioni oggetto di segnalazione; infatti si possono ora includere anche le azioni che vanno ad incidere negativamente sugli interessi strategici comunitari, per esempio antitrust, e che consistono in una violazione degli standard etici a cui l’ente aderisce.

I canali esterni sono attivati e gestiti da ANAC, ‘l’Autorità Nazionale Anticorruzione’ che, dovrà adottare linee guida relative alle procedure per la presentazione e gestione delle segnalazioni esterne.